Il ritorno del Silvio.

silvio-berlusconi1Chi pensava che con il governo Monti fosse finita l’era Berlusconi, si sbagliava. La politica italiana infatti continua a essere sotto il ricatto del pagliaccio di Arcore. In questi mesi si è sentito parlare poco di lui. Si parlava addirittura di primarie interne al PDL per sceglierne il leader. Ma Berlusconi non si era ritirato a vita privata. Stava solo facendo i suoi conti e analizzando la situazione per vedere cosa fosse meglio fare per il suo personale interesse. Ed ora ha deciso.

Dopo qualche dichiarazione tentennante, Silvio ha definitivamente deciso di scendere nuovamente in campo (anche se, tecnicamente, dal campo non ne è mai uscito) perché “costretto”. E questa è forse l’unica cosa vera che ha detto. Berlusconi è davvero costretto a ricandidarsi, ma non dalla situazione del paese o da quella del suo partito. E certamente non per un presunto e inesistente “pericolo comunista” visto che il PD propone idee di centro destra. No, ad obbligarlo alla candidatura è, ancora una volta, la sua situazione giudiziaria.

Facciamo due conti. Dunque, se il governo Monti va avanti fino alla naturale scadenza le elezioni saranno ad Aprile. Troppo tardi, visto che il processo Ruby finirà con una sentenza a febbraio. E Berlusconi rischia grosso. Rischia infatti una condanna a sei anni di reclusione e, soprattutto, l’interdizione dalle pubbliche cariche. E questa per lui sarebbe la fine.

Se però il governo Monti cade adesso, Napolitano potrebbe trovarsi costretto a indire elezioni prima, magari a inizio marzo. In tal caso essendo in piena campagna elettorale la sentenza del processo slitterebbe e Silvio si parerebbe il culo per l’ennesima volta. Ecco perché Berlusconi è ridisceso in campo.

Certo, è inquietante che lui possa fare il bello e il cattivo tempo nel PDL senza problemi. Se questo fosse un partito degno di tale nome ci dovrebbe essere un po’ di discussione e magari si dovrebbero portare avanti le primarie in programma. Primarie a cui potrebbe partecipare anche Berlusconi. Dopo tutto se gli elettori lo amano come dice non dovrebbe temere concorrenza. Ma non succederà così. Il PDL è solo una delle aziende di Berlusconi e i parlamentari del PDL, a partire da Alfano, sono servi suoi. Per questo una volta tornato il padrone non si ritiene più necessario scegliere tra i servi una guida.

Queste notizie mi rattristano. Mi rattrista vedere una classe politica incapace di avere un rigurgito di morale e di dignità, mi rattrista vedere un paese in balia di un vecchio pagliaccio triste che non esita a minacciare di far cadere un governo per salvarsi il culo da un processo. Non sentirò la nostalgia per Monti e per il suo governicchio degli arrogantelli. Non mi mancheranno le lacrime false della Fornero o la politica di svendita del paese. Solo avrei voluto vedere il governo cacciato da gente onesta in nome dei diritti e del benessere della gente e non da un disonesto che lo fa solo per interesse personale.

Vorrei anche fare un’ultima costatazione. Dopo le elezioni, con tutta probabilità, avremo ancora un governo tecnico. Non credo che destra e sinistra siano in grado di ottenere i numeri per governare. E non credo che Berlusconi sia così stupido da non capirlo. Ma del resto a lui basta essere leader di un partito con potere di ricatto sul governo per salvare i propri interessi. Da tempo ormai credo che nei prossimi anni avremo un governo come l’attuale presieduto da qualcuno come Passera o la Fornero mentre Monti se ne andrà al Quirinale come presidente della repubblica. E la svendita sarà definitiva. Forse, a questo punto, vale la pena votare Berlusconi, farlo salire nuovamente al potere come presidente del consiglio. In pochissimo tempo il paese sarebbe in default e potrebbe cominciare la ricostruzione e magari la gente si incazzerebbe sul serio e caccerebbe a calci questa classe politica di inetti e di ladri. Sarebbe comunque meglio di un governo “tecnico” che ci porterebbe allo stesso risultato (il caso della Grecia insegna) ma con una lenta e penosa agonia.

Al momento Monti è ancora al suo posto. Vedremo se nelle prossime ore il governo cadrà o se troveranno un’altra soluzione per salvare il buffone. Sinceramente, la cosa mi interessa poco.

Il ritorno del bulletto.

Il padrone coi servi fedeli.

Investirà o non investirà? Sembra che la domanda oggi sia solo questa. Cosa farà Marchionne, il farabutto della FIAT, riguardo la presenza dell’azienda in Italia? L’impressione è che voglia solo ottenere qualcosa. Sembra stia rompendo le scatole, battendo i piedi come un bambino capriccioso, al fine di ottenere una nuova riduzione dei diritti dei lavoratori e magari qualche finanziamento. E per farlo minaccia.

Se Marchionne può permettersi un simile comportamento da bulletto di ultima categoria è perché viviamo in uno stato corrotto e incapace. Se l’Italia fosse uno stato serio avrebbe un piano di politica industriale tale da poter sostituire la FIAT, tale da poter rilevare gli stabilimenti per farci altro. E invece siamo sempre lì a leccare il culo a Marchionne, a pregarlo di non andare, di non fare troppo il cattivo. Il governo (non solo quello attuale) ha avuto anni di tempo per studiare un’alternativa. E cosa ha fatto? Niente. I sindacati poi sembrano ormai allo sbando, ridotti a inutili apparati i cui segretari fanno la voce grossa per avere qualche briciola di potere e di considerazione, ma finiscono poi a firmare qualunque cosa. L’unico che ha ancora una faccia credibile è Landini, della FIOM, unico sindacato ad aver le palle per opporsi al bulletto Marchionne.

Non sarebbe ora di mandare Marchionne e i suoi padroni a quel paese per dare appoggio ad altri progetti? Non sarebbe ora che lo stato tornasse a fare il proprio lavoro? Ma si sa, da noi sono domande retoriche che non trovano risposta.

In ogni caso io non mi stupisco di quel che sta succedendo. Come potrei dopo il referendum interno della FIAT, fatto con la complicità di governo e sindacati (tranne la FIOM, unico sindacato ad aver fatto opposizione) che ha eroso diritti e benessere degli operai? Quando ci si cala i pantaloni bisogna pur aspettarsi di prenderlo in culo.

Nubi nere all’orizzonte.

Mitt Romney.

In questi giorni si sta svolgendo la convention repubblicana negli USA in vista delle prossime elezioni presidenziali. Il partito repubblicano candida Mitt Romney, un emerito pirla con sfumature violente di matrice razzista e omofoba. Insomma, il peggio del peggio. Basti pensare che uno dei punti più importanti del suo programma è abolire la riforma sanitaria di Obama, perché, a quanto pare, il fatto che tutti possano curarsi è, per Romney, uno scandalo indicibile. Meglio che i poveracci crepino per strada. Del resto quale migliore soluzione alla crisi se non l’eliminazione dei poveri?

Anche sui diritti civili Romney sembra agguerrito. Non si parli di diritti alle persone omosessuali! Anzi, si finanzino le associazioni che diffondono l’omofobia, anche violenta. Il tutto in nome della “libertà” d’opinione. Perché

I diritti civili secondo Romney.

per questa feccia destrorsa la violenza e la sofferenza delle persone sono solo opinioni. Come sono solo opinioni le persone che pendono dalla forca per la loro omosessualità in molti paesi anche grazie a quelle associazioni evangeliste americane che diffondono idee omofobe e che Romney vorrebbe finanziare coi soldi pubblici americani. Gli USA non si accontentano mai. Hanno bisogno sempre più sangue sacrificato al loro potere e al loro predominio. E se non bastano le vittime delle loro guerre per il petrolio, si passa ai gay e alle altre minoranze. E ai poveri, ovviamente. I discorsi di Romney sui diritti GLBT richiamano nei toni i “Protocolli dei savi anziani di Sion”, il famoso testo antisemita che riprodurrebbe i verbali delle riunioni di presunti cospiratori ebrei. Anche Romney adombra una sorta di cospirazione (anche se non lo dice chiaro) per distruggere la famiglia e la società stessa. Vi rimando a tal proposito al blog “Il grande colibrì”.

Durante la convention un patetico vecchio rincoglionito che pare fosse un attore famoso, un certo Eastwood, ha arringato la folla con un discorso ricco di banalità, qualunquismo e stupidità. Ha detto, tra le altre “intelligentissime” cose che bisogna mandare a casa Obama perché incapace. E chi ci mettiamo al suo posto? Romney! Il campione della stupidità americana, l’idolo dei pirla, il coglione per antonomasia! Caro Clint, era meglio se te ne stavi a casa con la copertina sulle gambe. Ci avresti lasciato l’immagine di te come protagonista di tanti bei film western e non l’immagine di un vecchio patetico che spara cazzate. Perché quel Romney che tanto si è elogiato non è solo violento, ma anche scemo. Il suo programma riguardo l’economia è tanto idiota e superficiale da essere quasi imbarazzante. Secondo sto pirla bisogna ancora puntare sul liberismo e sulla deregolamentazione! ANCORA!!!

Sostenitrici di Romney.

La crisi che stiamo vivendo è dovuta in gran parte proprio alla deregolamentazione effettuata negli anni ’80. Tolte le regole, le banche e i finanzieri hanno potuto fare quel che volevano, creare titoli allegri e fondati sul nulla, allo scopo unico di arraffare l’arraffabile. Il problema è che se i titoli sono basati sul nulla prima o poi crollano. E così è stato. Ora noi paghiamo le conseguenze della scelleratezza e della stupidità di chi tolse regole e controlli e lasciò i ladri liberi di rubare. Ma Romney, più furbo degli altri, propone di togliere ulteriormente regole. Non si capisce quali regole visto che ormai ai finanzieri è permesso tutto. Cosa permetterà loro Romney? Legalizzerà le molestie sessuali ai dipendenti? Perché ormai credo sia l’unica cosa rimasta da liberalizzare in campo finanziario.

Il fatto che Romney possa avere successo e diventare il prossimo presidente USA mi inquieta parecchio. Non dimentichiamo che gli USA influenzano non poco la politica di tutto il mondo. Romney presidente sarebbe un disastro! Tutti i piccoli vigliacchetti omofobi alzerebbero la testa ancor di più. Pensate come si scatenerebbero i Giovanardi di tutta Europa! E i Borghezio e tutti gli altri neonazisti della stessa schiatta! Con un razzista omofobo alla presidenza del paese più potente del mondo, non ci sarebbe limite allo schifo che questi personaggi potrebbero vomitare da quelle fogne che hanno l’ardire di chiamare bocca. E non è tutto.

Oltre a loro alzerebbero la testa le lobby finanziarie. Già ora le banche stanno pretendendo e ottenendo da governi ormai disfatti, incapaci e sotto ricatto una politica fatta di rastrellamento della ricchezza della gente per riempire le tasche delle luride banche. Figuriamoci con un pirla liberista come Romney come presidente USA! Si sentirebbero definitivamente onnipotenti! Avremmo anni di distruzione sistematica dei nostri diritti su ogni fronte nel nome del “rispetto” dei diritti degli omofobi, dei razzisti e dei ladri!

La candidatura di Romney è una coltre di nubi nere e temporalesche che ci minaccia dall’orizzonte. Starà al popolo americano decidere se scatenare l’uragano o mantenere il sereno non eleggendo questo idiota. Mi rifiuto di credere che il popolo degli USA sia fatto di stupidi, di vecchiette idiote con gli occhialini a stella e la bandierina in mano, di buffoni inneggianti a un cretino violento che ha tutta l’intenzione di fotterli. Mi rifiuto di pensare che il popolo americano sia stupido come quei sostenitori di Romney che lo applaudono alla convention. Spero che non sia eletto, che non ci ritroveremo con un simile personaggio al potere. Vedremo l’anno prossimo.

Il sacrario della vergogna.

Gli equipaggi, navigando a pochi metri da terra, poterono seguire le piste dei fuggiaschi e trovarono finalmente sotto di sé un formicolio di genti in fermento; uomini, donne, cammelli, greggi; con quella promiscuità tumultuante che si riscontra solo nelle masse sotto l’incubo di un cataclisma; una moltitudine che non aveva forma, come lo spavento e la disperazione di cui era preda; e su di essa piovve, con gettate di acciaio rovente, la punizione che meritava. (E…) Quando le bombe furono esaurite, gli aeroplani scesero più bassi per provare le mitragliatrici. Funzionavano benissimo. (…) Nessuno voleva essere il primo ad andarsene, perché ognuno aveva preso gusto a quel gioco nuovo e divertentissimo.

Il brano qui sopra è tratto dalle memorie di guerra di Vincenzo Biani. Il massacro di persone disarmate e innocenti, la strage vigliaccamente compiuta da fascisti schifosi e codardi (come i fascisti sono sempre) è solo un bel gioco a cui prendere gusto. Ma chi c’era dietro queste stragi? Mussolini ovviamente, la merda suprema. E sul terreno Graziani. Quel Rodolfo Graziani che fu governatore arrogante, incapace e, soprattutto criminale. E oggi la regione lLio spende più di centomila euro per fargli un sacrario. E cosa possiamo aspettarci dalla Polverini, già fotografata nell’atto di salutare romanamente? E non è certo solo lei. Ricordiamo la sede che Alemanno ha comprato a casa pound. Quel che mi lascia perplesso è che simili cose passino senza problemi, tranne forse qualche mite protesta sommessa.

Il nostro paese non ha mai fatto i conti col passato. Noi ci siamo sempre autoassolti. Ci siamo sempre detti che gli italiani sono brava gente, che le stragi non erano colpa nostra, che siamo stati costretti a fare le leggi razziali ecc. Tutte balle. L’Italia era ed è un paese razzista, un paese di stronzi violenti e di fascisti. Forse sarebbe il caso di fare i conti col nostro passato cominciando ad ammettere le colpe italiane e chiedendo scusa a chi ha subito. Graziani non va certo celebrato in un sacrario. È un criminale di guerra, un razzista, un fascista. Il suo corpo va distrutto, bruciato, e le sue ceneri sparse nella fogna. Merda tra le merde. Stessa cosa andrebbe fatta coi resti della merda suprema, del buffone, puttaniere, ladro, assassino: Benito Mussolini. La Germania ha recentemente distrutto la tomba di Hess per evitare che diventasse meta di pellegrinaggi nostalgici. Cosa attende l’Italia a fare altrettanto con quella pacchianata ributtante del mausoleo di Predappio? Cosa aspetta l’Italia a completare il lavoro iniziato dai partigiani a suo tempo con la fucilazione del duce? Cosa spettano a spargere le sue ceneri insieme a quelle di Graziani nelle fogne? Cosa attendiamo a consegnare all’eterna infamia i nomi di questi criminali?

Intanto la nostra Italietta vede ripresentarsi sempre, in una sorta di eterno ritorno, figure sempre uguali. Buffoni, squallidi puttanieri amanti delle ragazzine, ladri. Prima Mussolini, ora Berlusconi. Merde uguali. Per fortuna Silvio non ha il potere del duce. Ma attenzione, non abbassiamo la guardia. Il rischio c’è sempre. E in un momento di crisi come questo tutto può accadere e da noi queste merde sono pronte a scattare nel saluto romano, a rispolverare i manganelli e le bottiglie di olio di ricino. Non è raro sentire dichiarazioni razziste, omofobe, violente. Non è raro sentire esaltare il fascismo in una sorta di mito distaccato dalla realtà dove il buffone ladro puttaniere e assassino chiamato duce diventa “grande statista” contro ogni evidenza storica. Sostengo e sempre sosterrò che Mussolini fece la fine che meritava. Lui educò i giovani italiani alla violenza e ne pagò le conseguenze. Ora l’Italia deve fare i conti col suo passato, anche se in ritardo, e gettare la giusta infamia su chi la merita.

Io sono lontano, purtroppo, ma faccio un appello ai laziali. Andate al sacrario di Graziani e pisciateci. È il giusto tributo a un uomo simile.

Privilegio di matrimonio.

L’Italia si riconferma il paese dei privilegi. I diritti da noi sono cosa per pochi, per chi appartiene ad una casta di eletti. E gli altri si attacchino.

Paola Concia, deputata del PD e attivista GLBT ha richiesto il riconoscimento del suo matrimonio. La Concia si è sposata in Germania con la sua compagna e ora, in virtù dei privilegi di cui godono i parlamentari, chiede che il matrimonio sia riconosciuto e che la sua compagna possa godere del trattamento sanitario previsto per i parlamentari. Nell’Italia bigotta che “difende” il matrimonio eterosessuale e la famiglia tradizionale i parlamentari hanno da tempo il diritto di veder riconosciuti i loro rapporti anche omosessuali e anche di convivenza. Quello che a noi viene negato a loro è concesso.

Paola Concia non è il modello di attivista GLBT a cui io potrei ispirarmi. Se fosse seriamente interessata ai diritti non starebbe in un partito che fa di tutto per affossarli e negarli. Ma credo che rinunciare allo stipendio e ai privilegi sia difficile. Molto più facile è invece rinunciare a sostenere le proprie idee e i diritti. Soprattutto se questi diritti sono degli altri perché tu li hai per appartenenza alla casta.

La Concia non si comporta in modo etico. Il suo matrimonio prima e la richiesta di riconoscimento adesso fanno parte di un atteggiamento tipico di quei pochi privilegiati che hanno la possibilità di aggirare la mancanza di diritti del nostro paese andando all’estero o sfruttando privilegi vari. Come quelle coppie gay che volendo figli se ne vanno all’estero per sfruttare leggi come l’utero in affitto o la fecondazione artificiale eterologa. Non tutti però possono farlo. Ci vogliono i soldi. E chi i soldi non li ha può soltanto incazzarsi con il nostro stato per la mancanza di diritti. Da una parlamentare, da un’attivista come la Concia che ci dovrebbe rappresentare e che si prende un lauto stipendio pagato con le nostre tasse mi aspetto, anzi, pretendo un comportamento più etico e onesto. Pretendo che non richieda il riconoscimento del suo rapporto perché non si tratta del riconoscimento di un diritto ma di un privilegio. Pretendo che lei si batta perché i diritti siano riconosciuti a tutti e che rinunci ad avere un trattamento diverso da quello che hanno tutte le persone GLBT in Italia. Altrimenti dovrò pensare che Paola Concia sia soltanto l’ennesima pedina della politica italiana, l’ennesima parassita attaccata alla poltrona.

Tra l’altro suona ridicolo il commento di Fini alla cosa. Riguardo la richiesta della Concia ha detto:

“Non sarà semplice ma credo sia doveroso perché la questione va risolta con una risposta, in un senso o nell’altro. Credo che la pronuncia ci consentirà di compiere dei passi avanti. E credo anche che, dopo le mie parole, avrete capito come la penso”

Che sia doverosa una risposta mi sembra ovvio, ma mi chiedo come mai sia così importante e assolutamente necessaria una risposta alla Concia mentre milioni di persone attendono da anni che qualcosa si muova. Rispondere ai cittadini non è doveroso? Inoltre Fini deve smetterla con questo sua atteggiamento da falso e ipocrita amico delle persone GLBT. Non siamo idioti, ci ricordiamo di quando alzava il braccio nel saluto romano, ci ricordiamo che pochi anni fa voleva licenziare gli insegnanti gay perché, a suo dire, potevano traviare i ragazzi. E non ci stupisce infatti che le sue affermazioni favorevoli ai diritti non abbiano avuto seguito. Ma quando non si tratta di difendere un diritto, ma un privilegio, eccolo scattare e pretendere subito una risposta!

Spero davvero che la Concia non ottenga il riconoscimento. Spero che glielo neghino così forse si ricorderà cosa significa essere una persona GLBT senza privilegi. I diritti sono di tutti e per tutti. Finché i diritti civili non saranno riconosciuti dallo stato a tutte le persone GLBT spero che Paola Concia non possa usufruire del riconoscimento del suo rapporto. È una questione di giustizia.

Il sudore dei gay.

Non solo i gay sudano.

Cari amici gay, state sudando? Sì? Bene! Era ora! P almeno così dice Il Giornale.

Che questi giorni siano davvero caldi e spesso afosi non è cosa che si metta in discussione. E visto che Il Giornale, la nota testata di casa Berlusconi, è sempre sollecito nel darci notizie ovvie, scontate e che sapevamo già, ecco un bell’articolo sul caldo. E con la consueta delicatezza di questi raffinati signori il titolo scelto è: “Finalmente anche i culattoni sudano”.

Faccio fatica a capire cosa sia passato per la testa di chi ha scelto un titolo simile. Certamente sappiamo che per i giornalisti di questa testata, un giornale che non userei nemmeno per avvolgere l’insalata a causa del rischio “contaminazione da cazzata”, i gay non sono persone ma oggetti di scherno. E forse l’autore dell’articolo ha pensato che, tra i tanti possibili oggetti, noi fossimo borracce o sacchetti frigoriferi, indifferenti al caldo. Purtroppo non è così. Io almeno il caldo lo sento e anche tanto! E come i miei amici etero sudo.

O forse questa gentaglia omofoba è convinta che tutti i gay siano ricchi al punto di non lavorare e quini, non facendo fatica, non sudino. Anche qui purtroppo vanno smentiti. I gay lavorano. E non fanno lavori da “fighetta” come potrebbero pensare questi signori. Fanno tutti i lavori di questo mondo, dall’impiegato al muratore, dal bancario che se ne sta tutto il giorno in ufficio con l’aria condizionata al giardiniere che taglia erba col decespugliatore in spalla per otto ore al giorno sotto il cocente sole di luglio. Pensate addirittura che una delle categorie professionali dove la presenza di gay o bisex è più ingente è quella dei camionisti. E pensare che da sempre il camionista è stato visto come lo stereotipo del vero maschio etero!

Il Giornale non è nuovo a sparate del genere. In passato sulle sue pagine sono comparsi diversi articoli contro i diritti GLBT dove si usavano termini come culattone o affini. Ma qui raggiungiamo davvero l’assurdo. Che necessità c’è di insultare i gay in un articolo che parla del caldo? L’unica ragione che vedo è l’omofobia profonda e radicata di questa gente schifosa. E mi fa incazzare che non ci siano i mezzi giuridici in questo paese per far loro pagare le conseguenze dei loro insulti. In passato in situazioni simili i giornalisti del Giornale si sono difesi dicendo che si trattata di un linguaggio provocatorio o addirittura “simpatico”, un modo insomma per alleggerire la lettura. Già il fatto di ritenere “simpatico” l’insulto alle minoranze o alle categorie deboli (non si fanno mancare niente: insulti maschilisti, omofobi, razzisti…) mi sembra un segno chiaro di omofobia e razzismo. O, per lo meno, di maleducazione. Che dite? Se andassi da Sallusti e gli dicessi che è una merda lui si metterebbe a ridere per la mia simpatia?

Il Giornale però, va detto per onestà intellettuale, ha anche una sua utilità. Ci dà il segno, più di molte altre testate, di quanto la nostra società sia degradata e sempre più violenta. Mentre loro si possono permettere insulti gratuiti senza che un solo esponente politico prenda una posizione sulla cosa, nel paese sono sempre più le persone insultate per strada o picchiate perché ritenute gay. E anche il razzismo è in costante aumento. E certa stampa ha una buona parte della responsabilità morale di tutto ciò perché certi titoli “simpatici” fanno sentire omofobi e razzisti anche violenti al sicuro, li fanno sentire legittimati, nel giusto. Se una testata nazionale di proprietà dell’ex presidente del consiglio dice cose del genere significa, in fin dei conti, che quella destra che lui rappresenta è d’accordo. E il fatto che i politici e la stampa di sinistra non prendano posizioni nette ma stiano tranquilli e buoni facendo al massimo deboli dichiarazioni senza forza, dimostra che, dopotutto, anche a sinistra non la pensano molto diversamente. In questo clima come potrebbe un omofobo non sentirsi autorizzato a insultare i gay per strada o magari anche a prenderli a ceffoni?

Un azzeccato monumento alle istituzioni.

Che le istituzioni siano ormai lontane dai cittadini e che la stima dei cittadini per esse sia ridotta quasi a zero non è una novità. E non è una novità nemmeno il fatto che le istituzioni questo disprezzo se lo meritino ampiamente. Oggi però ci prendiamo una pausa dalle riflessioni e dalle analisi politiche per parlare di un fatto curioso e di un modo creativo, ironico e simpatico di esprimere il disappunto per l’azione istituzionale.

Crotone, 23 giugno 2012. al risveglio la città si ritrova con un monumento in più, sul lungomare. Su un basamento fatto con mattoni di tufo svetta un cesso (scusate il francesismo) con una targa dove sta scritto: “Alla lungimiranza della politica locale. I crotonesi ad eterno ricordo”.

Che dire? Sicuramente un simbolo della situazione italiana e del clima politico fatto di persone distaccate dalla realtà il cui unico interesse è salvaguardare i propri privilegi. E un simbolo della corruzione e dell’incapacità della classe politica. Problemi che si sono ormai incancreniti e che continuano da tanto, troppo tempo. Del resto i dirigenti della classe politica italiana sono praticamente invariati da almeno due decenni! Non per nulla fatti come quello di Crotone non sono nuovi. Vediamo di ricordarne qualcuno.

Un anziano signore brianzolo mi raccontò di un fatto avvenuto a Viganò durante il fascismo. Qualcuno nella notte aveva imbrattato col letame fresco i manifesti con la faccia del duce. Per fortuna non riuscirono a scoprire l’autore del misfatto. Il regime fascista non era tenero con gli oppositori. Oggi si può dar sfogo alla propria creatività polemica in modo più sicuro. Mal che vada si becca una multa o una denuncia per diffamazione. Nulla di particolarmente grave. Di sicuro non si rischiano manganellate, torture e brindisi all’olio di ricino. Perciò, ogni tanto, un creativo delizia la gente con trovate divertenti e satiriche che danno molto fastidio al potente di turno. Non c’è arma più potente del ridicolo per affossare il potere. Come successe a Lecco qualche anno fa, negli anni ’90. La giunta lecchese diretta dal sindaco Bodega fece sistemare il lungolago. Il risultato non piacque troppo a diverse persone. E così comparvero diverse corone funerarie sul lungolago con al centro un manifesto di quelli con cui si annuncia la morte delle persone. Nella corona centrale e più grossa campeggiava la scritta “Qui giace il buon gusto del sindaco, architetto Bodega”. Nelle altre le scritte erano simili e riportavano i nomi dei vari assessori. Anche qui non si seppe mai l’autore della trovata.

L’ultimo fatto risale invece agli anni ’80. A Dervio (LC) durante la parata di carnevale, tra i carri girava un motorino camuffato da cesso. Sullo sciacquone c’era scritto “Lo sforzo del governo”. Chissà mai se un giorno i politici riusciranno a meritarsi la considerazione della gente.

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