L’inganno dei sacchetti biodegradabili.

Un sacchetto biodegradabile. L'inganno è stampato ben in evidenza.

Dall’inizio di quest’anno sono vietati i sacchetti di plastica a cui tutti eravamo da decenni abituati. La legge è fatta, ufficialmente, in nome dell’ecologia e della salvaguardia dell’ambiente. I nuovi sacchetti di mais infatti sono biodegradabili e possono essere usati anche per raccogliere i rifiuti umidi. Una volta gettati nel cumulo di compostaggio infatti si degradano nel giro di poco tempo, divenendo, insieme ai rifiuti di cucina e agli altri resti organici, compost. Ma siamo sicuri che inquinino meno? È proprio vero che i nuovi sacchetti fanno risparmiare petrolio? Avrei qualche dubbio in merito.
I sacchetti biodegradabili (e compostabili) sono fatti col mais. Per realizzarli non si usa lo scarto delle coltivazioni, ma pannocchie coltivate all’uopo in gran quantità, essendo i

Ruspe al lavoro i Madagascar sulle terre rubate ai contadini.

sacchetti utilizzati ogni anno un numero esorbitante. Si è calcolato che solo per il reparto ortofrutta ne vanno milioni all’anno per un solo supermercato. Ma coltivazione significa terreno e significa concimazione. Le moderne varietà super-produttive di mais necessitano di molti “imput” ovvero di grandi risorse per crescere. In parole povere abbisognano molta acqua e molto concime. Senza poi parlare dei prodotti fitosanitari utilizzati. Nell’agricoltura intensiva il problema dei

Proteste nonviolente di contadini in India.

parassiti è molto forte e non ci si può permettere di curare la malattia, bisogna prevenirla per evitare che il prodotto finale sia intaccato e non rispetti quindi i parametri standard richiesti dal mercato. Prevenzione significa in questo caso trattamento delle colture con grandi quantità di principi attivi insetticidi, anticrittogamici e diserbanti per evitare l’arrivo dei parassiti. Ora, questi prodotti (concimi chimici, antiparassitari vari ecc) da dove vengono? Qual’è la materia prima con cui vengono prodotti? Indovinate un po’? Il petrolio! O in

Un'immagine eloquente sulla rapina della terra.

alcuni casi il gas naturale (leggasi metano). In pratica i sacchetti biodegradabili non risolvono il problema del consumo di petrolio e del conseguente inquinamento. Lo spostano soltanto, permettendo alle grandi catene di supermercati di rifarsi l’immagine e di farsi belli col tema dell’ambiente mentre invece distruggono tutto. E il nostro stato appoggia e legittima questo inganno con una legge. Complimenti!
C’è anche un altro tema etico riguardo ai sacchetti. Per coltivare il mais serve terreno. E dove lo si trova? Semplice, nel terzo mondo. Il fatto che i terreni dove le multinazionali creano le coltivazioni di mais per sacchetti siano già coltivati da secoli dalla gente del luogo è per loro irrilevante. Basta mettere al governo gente corrotta ben pagata per favorire i loro interessi e chiudere gli occhi. Il problema non riguarda solo il mais per i sacchetti. In questo modo si coltiva anche la biada per i cavalli dei ricchi europei o le piante da cui si ricava l’etanolo o il biodiesel per le auto americane. Ora, come possono queste grandi aziende ( Monsanto, per fare un nome) a cacciare la gente dai propri terreni?
In Africa (e non solo ma lì il problema è di più vaste proporzioni) i terreni sono un bene comune, proprietà dei villaggi. Per le multinazionali è quindi facile andare lì e sostenere che poiché non c’è un atto di proprietà valido secondo la legge occidentale quel terreno non è di nessuno e quindi loro possono distruggere le coltivazioni, cacciare la gente e affamare tutti. Chi protesta viene picchiato e a volte ucciso. Che dire? This is business! O forse no?
Un’altra tecnica è l’indebitamento. In India i contadini sono stati contattati da rappresentanti delle multinazionali sementifere (sempre Monsanto, per lo più, quella che detiene la maggioranza dei brevetti sugli OGM). Costoro hanno convinto i contadini a coltivare le varietà moderne, tra cui quelle geneticamente modificate, promettendo grandi rese. A chi non poteva comprare hanno detto che non c’era problema: avrebbero pagato dopo il raccolto. Nel pacchetto c’era anche il fatto che la multinazionale avrebbe ritirato il prodotto finale garantendo quindi il pagamento del debito e il guadagno per il contadino. Quel che i rappresentati non hanno detto è che le varietà proposte hanno bisogno di cure che i contadini indiani non erano in grado di dare per poter rendere. E così alla fine i contadini si sono trovati indebitati fino al collo con le multinazionali e senza raccolto (o con un raccolto ridotto al minimo). Molti, non più in grado di dare un futuro (e nemmeno un presente) alle loro famiglie e non più in grado di pagare i debiti, si sono suicidati. Si parla di migliaia di vittime. E i terreni sono stati espropriati.
Quando andate a fare la spesa quindi, ricordatevi di cosa c’è dietro il sacchetto biodegradabile. Ricordatevi che tra le materie prime con cui è fatto non c’è solo il mais ma anche il sangue di interi popoli. E invece di usare quei sacchetti usatene uno di stoffa che potrete riutilizzare per anni. Questa è l’unica vera scelta ecologica e etica. Non fatevi ingannare dalla propaganda e dalle falsità di aziende che sull’oppressione e sulla distruzione basano i loro introiti. Non possiamo aspettarci che vengano da loro le soluzioni perché loro sono il problema. Usate sempre la stessa borsa e magari, se riuscite, non fate la spesa al supermercato, ma nei piccoli negozi. Non facciamoci più prendere in giro!

Nel video la prima parte del servizio di Report sulla rapina della terra in atto. Vi consiglio inoltre di leggere un testo che ho recensito tempo fa: “Campi di battaglia” di Vandana Shiva, scienziata, economista e politica indiana, che nel suo libro analizza i misfatti delle multinazionali e dell’agricoltura globalizzata con particolare riferimento al tema degli organismi geneticamente modificati.

2 commenti

  1. - A nome del pianeta… Grazie per la diffusione.

  2. Invece di polemizzare, sarebbe meglio che tutti utilizzassero le borse di cotone o di paglia, come cinquant’anni fa…. problema risolto.


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