Sono stufo di sentir parlare di recessione. Sono stufo di sentirmi dire che i sacrifici sono necessari, sono stufo di sentire notizie di gente che si suicida per disperazione. Non amo Di Pietro, non mi piace il suo partito, ma gli do pienamente ragione quando dice che Monti ha sulla coscienza i suicidi degli ultimi giorni.
Il governo Monti è il peggiore che l’Italia abbia avuto, eccezion fatta per il governo Mussolini. Non è un governo tecnico ma un governo di servi ipocriti e incivili, di gentaglia che inneggia all’equità e aumenta l’ingiustizia sociale e le diseguaglianze, di feccia che insulta i lavoratori dando loro dei fannulloni, dei privilegiati e difende chi ha causato questa crisi e chi ruba evadendo i miliardi. È un governo di schifosi che impone sacrifici a chi già tira la cinghia per aumentare la ricchezza di chi ha già le tasche piene. Monti e i suoi amichetti sono la più bieca incarnazione della plutocrazia, sono il risultato di un sistema di ingiustizia che mira a eliminare la democrazia per sostituirla con il “mercato” ovvero con gli interessi dei pochi grandi capitalisti. E per farlo sostengono l’insostenibile. Dicono che gli interessi delle grandi aziende sono gli stessi dei lavoratori, che la crescita economica porta benessere a tutti, che non c’è altra via per uscire dalla crisi. La realtà dei fatti dimostra il contrario.
A destra e a sinistra si elogia Monti dicendo che è un “grande tecnico”. Sinceramente a me non sembra. È ormai evidente che il nostro sistema, il sistema capitalista, non regge più e sta miseramente crollando. Se fosse un tecnico serio dovrebbe prenderne atto e cercare di cambiare il sistema economico. Ma il suo ruolo non è salvare il paese ma arricchire i suoi padroni, quei poteri forti che qualche mese fa diceva di non conoscere ma che, evidentemente, nel frattempo qualcuno gli ha presentato. Se fosse un tecnico a malapena decente saprebbe che il mercato si regge su una legge semplice: la legge della domanda e dell’offerta. Se la domanda diminuisce si va in crisi perché l’offerta rimane insoddisfatta e la merce langue nei magazzini. Ma questo Monti non lo sa, chiuso com’è nel suo mondo finto di titoli e spread. Se fosse un tecnico saprebbe che per uscire dalla crisi bisogna far ripartire la domanda. E questo lo si può fare semplicemente. Basta rimettere al loro posto le banche e le grandi aziende, garantire i diritti dei lavoratori e garantire giuste retribuzioni e sicurezza, eliminare la precarietà e ridistribuire la ricchezza. In questo modo la gente ricomincerebbe a spendere. Ma forse Monti non sa che se uno è precario e sottopagato non spende perché non se lo può permettere. Forse Monti pensa che tagliando diritti e stipendi la gente spenderà di più. Forse Monti ha studiato alla facoltà di economia del Paese delle Meraviglie.
O forse, più semplicemente, lo scopo del governo Monti non è il bene del paese, ma la definitiva fine della democrazia e dei diritti in nome del privilegio e della prepotenza di pochi straricchi dall’avidità illimitata. Ma il governo sta facendo i conti senza l’oste, senza tener presente che la gente ha una volontà e che prima o poi si ribellerà. La corda si rompe quando la si tira troppo.
Il vero problema è il sistema capitalista. Il nostro paese ha risorse e ricchezze sufficienti a far vivere tutti bene. Il fatto è che sono distribuite in modo sbagliato. È di pochi giorni fa la notizia secondo cui i dieci uomini più ricchi d’Italia possiedono quanto tre milioni di cittadini. Finché sarà permesso a qualcuno di accumulare tanto riducendo in miseria migliaia di altre persone non ci sarà democrazia vera. La ricchezza e la proprietà non sono valori morali. Non sono contrario alla proprietà, ma dico che va limitata, che non può essere più importante della dignità e del benessere (se non della vita stessa) delle persone. Porre un freno all’accumulo a alle diseguaglianze, caro Monti, sarebbe equità. Le tesi della filosofia capitalista fanno acqua da tutte le parti. Sono slogan vuoti e irreali, pura propaganda smentita dai fatti. Si difende la rapina delle risorse e l’accumulo sfrenato inneggiando alla capacità imprenditoriale, come se la capacità di fare una cosa ne giustificasse l’attuazione. Sarebbe come dire che se uno è capace di stuprare una ragazza allora lo può fare.
Altra tesi è quella del “progresso”. Spesso sono stato accusato di essere retrogrado, contrario al progresso. Ma progresso significa miglioramento e non semplice avanzamento. Mi sembra che siamo sempre più poveri, sempre più oppressi, che l’ambiente sia sempre più inquinato. Secondo voi questo è progresso? Ma per i sostenitori del capitalismo basta avere un cellulare con più applicazioni inutili e tutto va bene, viva la modernità! E se per averli bisogna fare guerre, togliere diritti, opprimere e affamare mezzo mondo poco importa. È il progresso…
mi piace credere che progresso sia aumento dei diritti e del benessere di tutti, del benessere vero. Mi piace pensare che una società progredita non sia quella piena di oggettini inutili e luccicanti, ma quella dove le persone possono vivere felici, in un ambiente pulito, godendo di diritti e benessere garantito. Tutto ciò è possibile ma va contro gli interessi di chi ritiene più importante il proprio yacht e la propria avidità della vita delle persone e della salvezza del pianeta intero. Va contro gli interessi di chi è disposto in nome della villa con piscina a fare guerre e ridurre in miseria interi popoli. Va contro gli interessi dei padroni del governo Monti, quelli che lui non conosce ma dei quali garantisce più che bene il “diritto all’usurpazione”.
Altra grande frase dei sostenitori del capitalismo è “chi mangia fa briciole”. Con questo intendono dire che i ricchi diffondono soldi anche agli altri generando benessere. Non si rendono nemmeno conto che questa frase è indicativa dell’assurdità e dell’ingiustizia del capitalismo, di quel sistema cioè dove pochi mangiano fino a scoppiare divenendo obesi e ai molti non resta che accontentarsi delle briciole. Non sarebbe meglio un’equa distribuzione della ricchezza in modo che tutti possano mangiare il giusto?
La politica di monti non è nuova. È una politica medievale, feudale, vecchia e insostenibile. Se Monti davvero vuole il bene dell’Italia deve andarsene perché, se quello è il suo proposito, sta dimostrando di essere un incapace. Ma Monti non se ne andrà. Continuerà fino alla fine del mandato e magari anche dopo la sua politica di prepotenza, ingiustizia, usurpazione e distruzione. E con lui continueranno quei parassiti che chiamiamo “onorevoli”. La democrazia è morta. Tocca alla gente ora farla resuscitare.
